François Rabelais


Ga
rgantua

Leggere Gargantua e Pantagruele di François Rabelais è come partire per un lungo viaggio nel reale, deformato dalla penna salace dell’autore. Il registro narrativo, la lente deformante che compie tale operazione, è quello del grottesco, che significa esagerare ogni aspetto della realtà, spingendosi all’estremo, sotto la spinta del fantastico che porta alla mostruosità. Ma è una mostruosità giullaresca, da fiera di paese, quelle stesse fiere che animavano le piazze francesi nel Cinquecento, e che Rabelais ben conosceva. Qui erano montati piccoli palchi per il teatro, in cui gli artisti itineranti mettevano in scena i misteri medioevali, le moralità e le farse.Le avventure esilaranti e grottesche di Gargantua e poi di Pantagruele, Panurge e Fra’ Giovanni, si svolgono in città come Parigi o in erre misteriose, alle prese con campane rubate o salsicce da guerra, con gatti giganti e rocce come dadi. Insomma, un turbinare di personaggi irreali e di situazioni paradossali, sempre ottenute attraverso la deformazione del reale, che rende i viaggi dei nostri eroi assai divertenti e gustosi – non a caso ho usato questo termine – come le miriadi di cibi diversi e appetitosi che si incontrano tra le pagine del libro. Condannato più volte dalla censura, messo all’indice, questo libro è giunto egualmente a noi, e soltanto leggendolo con attenzione si può capire la grandezza dell’autore.

Rabelais Fultima modifica: 2009-03-26T21:21:00+00:00da altramusa
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