Ad una prima lettura, questo libro pantagruelico e rigoroso è intimidatorio persino per lettori abituati a digerire testi complessi. Esso non elargisce i propri tesori ad un’analisi prematura o superficiale, e non ci si dovrebbe lasciare sconfiggere dall’apparente oscurità impenetrabile, né essere fuorviati dal fatto che, sebbene prenda la forma di un pionieristico romanzo di fantascienza, I racconti di Belzebùsia in realtà un veicolo di grandi idee e rivelazioni filosofiche, religiose e psicologiche. Le barriere e le complessità del libro non sono mai il risultato di una mera postura letteraria.

 Esso è labirintico per varie ragioni: perché la portata, profondità ed interrelazione di ciò che Gurdjeff cerca di fare, le proporzioni mitiche e gli elementi epici che ne rafforzano la struttura, le molte idee profonde ed inquietanti che esso contiene eludono una facile comprensione. Il lettore serio tiene conto dell’apparentemente pomposo ma autenticamente “amichevole consiglio” di Gurdjeff secondo cui è solo dopo una terza lettura completa che si può veramente incominciare a “cercare di scandagliare la sostanza.” Ciò che Gurdjeff cerca di fare non è nulla di meno di ciò che la sua serie di libri immodestamente intitolata si propone di presentare, ovvero tutto ed ogni cosa che abbia veramente importanza.
 
I Racconti di Belzebù a Suo Nipoteultima modifica: 2012-05-15T23:06:38+00:00da altramusa
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